Marco Delrio

PoesiePoems

Valanga

Talora valanga altéra fìngesi ciottolo,
E la sola cagione ch’induce al cammino
È dar di colloquio che seco nòttolo
Ordinasti, calcando l’aree del tino

Còlla medesma lucenza ch’allor bramasti,
E quelli stessi ammonimenti infingardi
Ai qual mai voce per dire tu prestasti
Fin al suggello de’ tuo’ ultimi sguardi.

Quivi torco la favella ‘n modi strani
P’ogni sottil arte che saper m’insegni,
Tentando serbar in mie’ vaghi arcani
Il senso, o forse far si celi e regni

Oltre l’usata rima e ‘l sonar noto,
Che più ‘n tienen grazia di poema
Ma fanno esorcismo e sacro vòto,
Purga d’un essenza sin o troppo tema

Ché ne’ meriggi torbidi, alfine,
Trovai fioca candela, onde si mosse
A mostrar fugiglio tra le rovine,
Che ‘l mio sembiante, logoro, ricosse.

Sì, certo, un viso smorto, tutto guasto,
Saccàte di cagioni e motti traviati,
Corpo scarno, diafano, di stremo infausto,
E fiera presenza e bòria ‘n tuttilati,

Pur sempre volto, sì, e bastò a rilevare
Il debile raggio che diritto mantiene
La capanna mal concia, a riparare
Dal sogno troppo lungo ch’ei tiene.

L’epoche mie finiscono, e molte nuove
S’avviano, non paghe dell’ito rovo
Ch’insieme passammo; le saluto, laddove
S’attrita, ed epifanie or vengon al covo.

Può allor uno esser uomo ed eroe insieme
Se ‘tanta voragine s’apre d’orlo a zonte?
Come può l’immortale visione ser speme
S’anche un dì solo è fardello pesante?