Stagioni Che Mai Vivremo
Son fuggite le stagioni, tutte quante,
Anche le che mai vivremo per davvero,
Lassarono ben poco ‘n questa amante
Dimora che non scorgesti per intero.
Me ne favellan l’ore del meriggio,
Nel tacito ch’io mal posso patire,
Ché lavo in sofismi e fallacio desìo
Ciò ch’imita un sogno, pria di svanire,
E ciò sol mi tocca a patir sovente,
Poiché nulla so di ch’or tu componi
Qual tu m’insegnasti dolcemente
Quan la mia mano iva_a tentoni.
Ne parlano le litanie e i livori
Avvinghiati a ‘st’emicrania ria,
Donde balbetto, tergiverso e fori
Mi vanto, qual saggio di vana follia,
E pàrlamene l’insonnia, or mia
Nemica, in nodi ordita e tesa,
Dipinta ‘n tinte ch’io ben desirrìa
Obliare, ma più ‘n m’è data resa.
Quant’ho smarrito dello ch’era disteso,
Quel cedere, poggiato ‘l tuo costato,
Con ventre colmo, ‘n pace e illeso,
Mentre ascoltavi ‘l russar mio beato.