Sarà Costei la Frenesia?
Sarà costei la frenesia ch’ì leggo
Sovente ne’ libri d’animo turbato?
Tal’avulgermi del volgo, rifiuto cieco
Che sol per me crea senno pacato
Quand’ì depingo l’ultimo signo a fretta
E tutto ‘l carme mio si fa dimentico,
Rompo la servitù che ‘l giorno m’alletta
In ogni spazio che m’è reso autentico.
Par che stia fuor di me, l’occhio desto,
A darmi scorno e spinger al sonno,
A mensa, a dir parola a cor molesto.
Ma per qual fine? Che serve in fondo?
Sarà tal umor ch’elli scorser in me
Quand’ancor nullo varco era tracciato,
Né sulle porte un mio segno si fe’?
Fui sordo e stolto a tal dono negato
Ché ogni calcagno sopra la mia costa
Non fu se non tremor di stirpe umana,
Timor dell’altro, nato ‘n prima posta,
Dall’ora antica che ‘l mattin dirama.
Or qui m’adagio e ‘l canto ne dispenso,
Che null’altro avanza fuor che piegar
A queste voglie d’un pensiero denso
Che, sotto ‘l desco, ancor pare russar.
Mi carezza lo lamento del pennello,
Mi spia un mostro fello, color di pece,
Par che dimandi se ‘l pensier novello
Muterà ‘l corso, o come l’altri, in vece
Sarà un cantare ancóra, una figura
Dipinta e intrisa d’angoscia e delirio.
Io ben lo so. A che la finzione oscura?
Sol carte sparse reggon mio martirio.
Sol essa ì calco, se calchi vengono:
Una calle effimera d’infausta boria;
Credei di scriver per cacciar demono,
Ma forse in me ‘l demon dimora.