Disperazione
Quissà basterà, in fine, tal bufera
Di scritti che mai bastàronmi per vero,
Pe’ lassar di me un’impronta sincera
Ch’il vento trattenga nel suo sentiero,
E forse un piede, o una suola, ‘n cammino,
Potrà calcarne l’orma lìvi signata,
Correggere, lodar, o con greve destino
Tener ciò ch’ì vergai coll’arte usata
Che ancor dispongo, com’atto da secoli,
O almeno pàremi, ‘n questo mattino.
E se ciò ‘n vale pe’ l’orecchi dell’omini,
Che mai mi rimane da scriver vicino?
Chessìa la verità, che, se ben computo,
Mai dal fondale uscì per aver parte,
Ma restò smunta, cedendo a quel lutto
Ov’era la melodia a celar l’arte.
Non so s’il vero m’aiuterebbe adesso,
Il noto, il piano, lo sentier di cordoglio,
La marcia esigua del duolo stesso
Tra ciò non detto e l’accettato orgoglio.
No, meglio ‘sittàle, tra maschere ‘n rima,
Tra ritagli laccati e ‘l fumo vagante
Dell’ultima sigaretta che stima
D’avermi veduto debole e tremante;
D’avermi veduto com’ì sono per vero,
Consunto nel cercar ciò che già possedea,
Folle p’aver gittato io ‘l mio tesoro,
Lieto nella disperazione che l’anima rodea.