Montagna
In quella stagione nella quale la montagna ostenta la propria ordinanza senza consentire ad alcuno di decifrarne i disegni, v’era che claudicava per l’altezzoso e puntuto cammino un uomo d’anni incerti, i cui piedi aveano calcato molti siffatti passi per l’addietro e in niuno d’essi aveano trovato il proprio compimento. Elli non s’avanzava con alcuna urgenza che potesse ser nominata, né indugiava alla maniera degli oziosi, ma portàvasi nondimeno qual colui ‘n cui giace ancora inadempiuto un atavico appuntamento, un parlamento contratto colla medesma persona ‘n qualche oscura ed anteriore stagione, i cui termini mai furono adempiuti né rinunziati, forse differiti, qual debito ch’accumula interesse nel cheto ire d’innumerevoli mezzogiorno. L’aria che lo compagnava era spoglia e d’una lucente trasparenza, parente d’una ch’egli avea lungamente bramato nel fervore del suo più giovane disio; e questa era fredda, fredda e indifferente, come l’aria è sempre stata alle faccende degli uomini.
Or mentre egli ancora saliva, cadde alle sue recchie un mormorìo, qual del gran mondoo che slacciasi dalle fondamenta e rovina sin direzione. Badisi che non fu ciottolo solo, smosso dal suo giaciglio da un negligente scomporre del vento. All’uomo giungea la maestà e il terrore della più piena furia d’una valanga, ché tal è l’usanza della mente troppo gravata, la quale conferisce alla più esigua occasione la temibile eredità della propria tempesta interiore, e fa di ciottolo nefasto presagio di catastrofe.
S’arrestò, e il tuonare immaginato lo traversò come fa l’eco dentro un’anfora vuota e impolverata, e in un nonnulla si dissolse.
L’uomo discese, appena vinto sul capo, appena come lor che vanno di buon grado e passo, appena in terza e innominata maniera ch’appartiene a cotali ore ch’han poco del sonno ma non più lena per la veglia. Quivi, lungo il vallone, al lume dei ceri che corniciavano la lingua umida che lo rimproverava, venne a mostrarsi lo che non avea contemplato nel compasso di molt’anni.
Il proprio volto.
Smorto era, e disfatto, e brutto, si diceva, sfregiato d’anni infruttuosi, da discorsi e diatribe su selciati che non conducevano a focolari. La carne posava magra e sgraziata sull’ossa sporgenti. Il portamento era pur fiero, in qualche modo, ma quella fierezza che s’usa per contraddire e non pontificare. Tuttavia, per tutto questo, e qui stava la faccenda di momento, il nodo che non si scioglieva, era suo proprio. Signato da costanti intemperie, masticato da lungo sognare, travagliato da un consueto soggiorno in compagnia di fantasmi; eppure suo, riconoscibilmente ed inalienabilmente suo, recando nella propria rovina la fioca e tenace filigrana dell’uomo il quale avea creduto un tempo, in stagioni di più propizio lume, d’essere destinato a qualche più grande rendiconto.
Strappò e alzò un cero alquanto più in alto, sì che il suo povero dominio potesse alquanto ampliarsi, e mirò quel volto come si guarda un antico atto di possesso sopra una terra lungamente contesa, e continuò nel suo guardare finché il guardare stesso non divenne una fatica ch’egli poteva sostenere, e poi un poco oltre, e poi ancora un poco più.
Coloro che aveano camminatogli fianco, pochi dapprima, e poi ancor meno, s’erano dipartiti sin cerimonie, taluni contendendo, taluni in silenzio, taluni col sembiante di chi non è dispiaciuto d’esser sciolto dalla strada condivisa. Egli avea ben accolto tale sfumarsi come meglio aveva potuto, e avea dimorato nell’aspettativa di quali nuove epifanie la calle innanzi, nella propria stagione, potesse ancora consentire che gli fossero elargite.
Con quale arte un uomo possa sostenersi in eroica perseveranza quando l’ampiezza di ciò ch’egli porta spalanca le fauci qual oceano da una sponda all’altra, questo egli non poteva comprendere in alcuna locuzione, né aveva linguaggio con cui formarne la risposta. Solo questo sapeva: che la capanna ancora stava, per quanto fosse stata battuta e vituperata dall’inclementissimo lungo sogno. Che il cero ancora teneva la propria fiamma contro il premere delle tenebre. E che il suo volto, per quanto consunto e disfatto, era rimasto dove lo avea visto l’ultima volta. Questo era, in fondo, per la presente ora, sufficiente.