Aglais Io
Chiosavo meco in metrica nel vetro di un metrò;
Un cielo mesto nevica inconsueto, tra lo smog.
Pensavo alla mia America, sentendomi Rimbaud
E un tarassaco di plastica nascosto nel blouson.
Poetavo delle stesse ipocrisie ch’ancora ho
E migravano vanesse sulle mie scale di Do;
Guardandoti ignorarmi dietro una pinta di Forst,
Sbuffavano i miei drammi e mi dicevo che lo so
Che non ha senso il senso unico
Che imbocco ad occhi chiusi
E nello stomaco c’è un rave di aglais
Che ballano sui muri
E pure un pugno in mezzo ai denti quando pensi
Che forse questi testi sono sufficienti
Per rivederti nei miei gesti,
E venti versi scritti a stenti persi in quei momenti
Quando pensi siamo differenti
O forse siam perfetti…
Arrivederci nei rimpianti.
Svernavo su un prosecco rovesciato sul sofà;
Era un pomeriggio freddo che aggrigiava la città;
Io, con lo sguardo stupido, t’immaginavo qua,
Tu, con lo sguardo ruvido e il tuo Golden Cadillac,
Cantavi delle stesse discrasie e instabilità
E invidiavo le vanesse che migravano a metà.
Guardandoti ignorarmi dietro sogni da rockstar,
Spiravo tra i dilemmi e mi dicevo che non va,
Non va mai bene quel prolisso mio
Negare ogni problema;
Ho solo un altro sporco accordo
Che ricordo a malapena
E pure un pugno in mezzo ai denti quando pensi
Che forse questi testi sono sufficienti
Per rivederti nei miei gesti,
E venti versi scritti a stenti persi in quei momenti
Quando pensi siamo differenti
O forse siam perfetti;
O forse solo più distanti.
E quanti destri in mezzo ai denti
Quando leggi questi testi,
Se sono sufficienti lo rivedrò dentro ai tuoi gesti,
E venti versi scritti ai venti
Persi in quei momenti in cui
Restiamo indifferenti
Ché forse siam perfetti
O, forse, solo deficienti.